Vai al contenuto principaleVai al contenuto principale
Vuoi diventare Ambassador?CLICCA QUI
Sicurezza per settore

Sicurezza sul lavoro e sostenibilità ESG: integrare la salute dei lavoratori nella rendicontazione non finanziaria

La salute e la sicurezza dei lavoratori sono diventate un indicatore chiave dei rating ESG e un requisito della rendicontazione CSRD. Questa guida spiega come integrare gli obblighi del D.Lgs. 81/08 con il principio DNSH, la Tassonomia UE e gli standard ESRS S1 per le PMI manifatturiere.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 21 giugno 2026 · Tempo di lettura 20 min

Categoria
Sicurezza per settore
Pubblicato
21 giugno 2026
Ultimo aggiornamento
21 giugno 2026
Tempo di lettura
20 min (4020 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione
Riferimenti normativi
Direttiva CSRD 2022/2464/UE — EUR-Lex · D.Lgs. 125/2024 — recepimento CSRD in Italia (GU) · Regolamento Tassonomia UE 2020/852 — EUR-Lex · INAIL — Indici infortunistici e malattie professionali · Regolamento SFDR 2019/2088/UE — EUR-Lex · D.Lgs. 36/2023 — Codice dei Contratti Pubblici (art. 108)

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2026

Perché la sicurezza sul lavoro è diventata un tema ESG

Per molti anni la sicurezza sul lavoro e la sostenibilità aziendale hanno vissuto in compartimenti separati: la prima era territorio del RSPP e dell'ufficio risorse umane, la seconda del reparto comunicazione o della direzione generale nei momenti di reportistica volontaria. Questa separazione si è dissolta con l'entrata in vigore della Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, 2022/2464/UE), recepita in Italia con il D.Lgs. 125/2024.

La CSRD introduce l'obbligo di rendicontazione non finanziaria secondo gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards). Lo standard ESRS S1 — "Forza lavoro propria" — richiede la comunicazione di una serie di indicatori su salute, sicurezza e benessere dei lavoratori: tassi di infortuni, malattie professionali, ore di formazione per la sicurezza, copertura del sistema di gestione SSL, politica aziendale sul benessere organizzativo. In altre parole, i dati che una PMI raccoglie per adempiere al D.Lgs. 81/08 diventano la materia prima di un report ESG.

La connessione non è solo burocratica. Gli investitori istituzionali, le banche che applicano i criteri ESG nei rating creditizi e i grandi gruppi industriali che richiedono ai fornitori il rispetto di specifici standard di catena del valore guardano alla performance in materia di salute e sicurezza come a un indicatore di governance e di solidità organizzativa. Una PMI manifatturiera con un basso tasso di infortuni, un sistema di gestione SSL certificato ISO 45001 e una formazione documentata dei lavoratori ha un profilo ESG più solido rispetto a un competitor che rispetta solo il minimo normativo.

Il principio DNSH e la Tassonomia UE: cosa cambia per le imprese

Il Regolamento Tassonomia UE (2020/852/UE) definisce un sistema di classificazione delle attività economiche "sostenibili" ai fini degli investimenti verdi. Per essere classificata come attività allineata alla Tassonomia, un'impresa deve soddisfare tre condizioni: contribuire positivamente ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali (dalla mitigazione climatica alla transizione verso un'economia circolare), non arrecare danni significativi agli altri obiettivi — il principio Do No Significant Harm, DNSH — e rispettare le garanzie sociali minime (Minimum Social Safeguards).

Le garanzie sociali minime includono esplicitamente il rispetto dei diritti dei lavoratori così come definiti dall'OCSE e dalle linee guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani. La salute e la sicurezza sul lavoro è parte integrante di questo perimetro: un'impresa che vuole accedere a finanziamenti classificati come "verdi" — obbligazioni green, prestiti sustainability-linked, fondi PNRR con criteri ESG — deve dimostrare di rispettare gli standard di sicurezza applicabili, inclusa la formazione obbligatoria dei lavoratori ai sensi del D.Lgs. 81/08.

Il principio DNSH non riguarda solo gli aspetti ambientali in senso stretto: secondo le linee guida della Commissione Europea, un'attività economica non può essere considerata sostenibile se arrecano danni alle persone, inclusi i lavoratori. Questo significa che una strategia ESG solida deve partire dalla compliance SSL come base irrinunciabile, non come optional. La buona notizia per le PMI manifatturiere è che la formazione obbligatoria prevista dal D.Lgs. 81/08 — formazione generale e specifica per i lavoratori, aggiornamento per RSPP, preposti e RLS — è già il fondamento su cui costruire la documentazione richiesta per le garanzie sociali minime della Tassonomia.

CSRD e ESRS S1: quali indicatori SSL comunicare

Lo standard ESRS S1 ("Own workforce") è quello che interessa più direttamente chi si occupa di sicurezza aziendale. Richiede la comunicazione di indicatori quantitativi e qualitativi che le imprese soggette alla CSRD devono includere nella propria dichiarazione di sostenibilità. I principali sono: il numero di infortuni registrabili (con distinzione tra infortuni mortali, gravi e lieve entità), il tasso di frequenza degli infortuni (calcolato come numero di infortuni per milione di ore lavorate, la stessa metrica usata da INAIL), il numero di giorni lavorativi persi per infortuni, il numero di casi di malattia professionale e il tasso di assenza per malattia.

Sul fronte qualitativo, ESRS S1 richiede una descrizione della politica aziendale in materia di salute e sicurezza, l'indicazione di eventuali certificazioni (come ISO 45001), la copertura del sistema di gestione SSL in percentuale dei lavoratori coinvolti e le azioni di miglioramento intraprese. Richiede inoltre informazioni sul coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni che riguardano la salute e la sicurezza — un riferimento diretto alla figura del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), già prevista dal D.Lgs. 81/08.

Per una PMI che dispone di un DVR aggiornato, di un RSPP nominato, di attestati di formazione documentati e di una procedura di gestione degli infortuni, raccogliere questi dati non è un'operazione complessa: si tratta di estrarre informazioni che l'azienda già possiede per adempiere agli obblighi di legge e riorganizzarle nella struttura richiesta dagli ESRS. Il passaggio critico è disporre di un sistema di registrazione degli infortuni e delle ore di formazione che sia consultabile e audit-ready, non solo archiviato in forma cartacea.

Gli indici INAIL come strumento di rendicontazione ESG

L'INAIL pubblica e mette a disposizione delle imprese una serie di indici statistici sugli infortuni e le malattie professionali, sia a livello nazionale e di comparto sia — attraverso il portale — a livello aziendale. I principali sono l'indice di frequenza (IF), che misura il numero di infortuni ogni milione di ore lavorate, e l'indice di gravità (IG), che misura i giorni di assenza per infortuni ogni mille ore lavorate.

Questi indici hanno una doppia utilità nel contesto ESG. Sul fronte interno, confrontare i propri indici con la media del comparto ATECO di riferimento consente all'azienda di capire dove si posiziona rispetto al settore e di fissare obiettivi di miglioramento misurabili da includere nel report CSRD. Un'impresa manifatturiera che lavora nel settore metalmeccanico (ATECO 25) con un indice di frequenza inferiore alla media INAIL del comparto può comunicare questo risultato come indicatore positivo di performance S nel rating ESG.

Sul fronte esterno, gli indici INAIL sono dati verificabili e prodotti da un ente pubblico: hanno quindi un valore probatorio nelle procedure di due diligence ESG condotte da banche, investitori o grandi committenti. Chi acquista servizi o forniture da una PMI con un profilo INAIL documentato e favorevole dispone di un dato oggettivo, non di un'autodichiarazione. Questo è uno degli argomenti pratici più efficaci per convincere la direzione di una PMI a investire nella prevenzione oltre il minimo normativo: migliori indici INAIL equivalgono a un minor premio assicurativo INAIL (oscillazione del tasso) e a un migliore posizionamento nelle catene di fornitura orientate ai criteri ESG.

ISO 45001:2018: il sistema di gestione SSL come asset ESG

La norma ISO 45001:2018 — "Sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro" — è lo standard internazionale di riferimento per chi vuole strutturare la propria gestione della sicurezza in modo sistematico e verificabile. Non è un obbligo di legge in Italia (a meno che non sia richiesta contrattualmente dal committente), ma sta diventando un requisito de facto nelle gare di appalto delle grandi aziende e nella valutazione dei fornitori da parte delle funzioni di procurement ESG.

La certificazione ISO 45001 dimostra che l'azienda ha implementato un sistema che identifica e valuta i rischi, definisce obiettivi misurabili di miglioramento, coinvolge i lavoratori nelle decisioni sulla sicurezza e sottopone il sistema a revisione periodica da parte della direzione e a audit da parte di un ente terzo accreditato. Questi elementi sono esattamente quelli richiesti dallo standard ESRS S1 per la descrizione della governance in materia di salute e sicurezza.

Per una PMI manifatturiera che già dispone di un DVR strutturato, di un RSPP qualificato e di una formazione documentata, l'integrazione con ISO 45001 non richiede di ricominciare da zero: il sistema di gestione si costruisce a partire dalla documentazione esistente, aggiungendo gli elementi di pianificazione, monitoraggio e riesame che la norma richiede. Il percorso verso la certificazione è anche un'occasione per allineare il sistema di gestione SSL con il più ampio sistema di gestione integrato (qualità ISO 9001, ambiente ISO 14001) adottato dall'azienda, creando sinergie operative e riducendo la duplicazione documentale.

Benessere organizzativo: la dimensione "S" che va oltre la compliance

I rating ESG — sia quelli prodotti dalle principali agenzie internazionali (MSCI, Sustainalytics, ISS) sia quelli delle banche italiane nei prodotti di finanza sostenibile — includono nella dimensione "S" (Social) non solo gli infortuni e la malattia professionale, ma anche indicatori di benessere organizzativo più ampi: stress lavoro-correlato, orario di lavoro, accesso alla formazione continua, politiche di diversità e inclusione, soddisfazione dei lavoratori.

Il D.Lgs. 81/08 già prevede la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato (art. 28, con riferimento all'indicazione della Commissione Consultiva Permanente del 2010) come parte del DVR. Questa valutazione, spesso trattata come un adempimento formale da minimizzare, è in realtà un punto di partenza per azioni concrete di miglioramento del clima organizzativo che producono risultati misurabili: riduzione dell'assenteismo, miglioramento della produttività, riduzione del turnover involontario.

Per le PMI manifatturiere che operano in un contesto di carenza di manodopera qualificata, il benessere organizzativo è anche un vantaggio competitivo nel reclutamento: un'azienda che può dimostrare, dati alla mano, un basso tasso di infortuni, un sistema di formazione strutturato e una politica attiva di gestione dello stress è più attrattiva per i candidati. Includere questi dati nel report CSRD o nella comunicazione verso i potenziali dipendenti trasforma gli investimenti in sicurezza e benessere da costo a elemento di employer branding misurabile.

La formazione obbligatoria SSL come indicatore ESG concreto

Tra gli indicatori SSL richiesti dagli ESRS S1, le ore di formazione per la sicurezza erogate ai lavoratori sono tra i più facili da quantificare e comunicare. L'Accordo Stato-Regioni stabilisce le durate minime della formazione per ciascuna categoria: 8 ore per i lavoratori a rischio basso, 12 ore per il rischio medio, 16 ore per il rischio alto, con aggiornamento periodico quinquennale. A queste si aggiungono le ore per figure specifiche come preposti, dirigenti, RSPP e RLS.

Per una PMI manifatturiera con 50 lavoratori in produzione classificati a rischio alto, una formazione completa con aggiornamenti quinquennali rappresenta circa 800-1.000 ore di formazione erogate su base quinquennale: un dato che, rapportato alle ore lavorate totali, produce un indicatore di "percentuale della forza lavoro formata" e "ore di formazione SSL per lavoratore" perfettamente comunicabili nel report ESRS S1. A questo si aggiungono le formazioni specialistiche (carrellisti, addetti antincendio, primo soccorso) che portano il dato totale verso l'alto.

Disporre di un registro della formazione aggiornato e consultabile — con le date di frequenza, i contenuti del corso, l'ente erogatore, le ore e l'esito della verifica di apprendimento — è quindi sia un obbligo di legge (D.Lgs. 81/08, art. 37) sia un requisito funzionale alla rendicontazione ESG. L'investimento in formazione documentata non è duplicabile: gli stessi attestati che dimostrano la compliance normativa forniscono la base per il report CSRD e per le richieste dei clienti e delle banche che applicano criteri ESG.

Settori manifatturieri ATECO e priorità ESG-SSL

Le PMI manifatturiere italiane sono tra le prime destinatarie degli obblighi CSRD nella fascia delle imprese di minori dimensioni, sia perché molte sono fornitrici di grandi gruppi già soggetti alla Direttiva sia perché i settori manifatturieri (ATECO 10-33) sono caratterizzati da rischi SSL elevati che rendono gli indicatori di salute e sicurezza particolarmente rilevanti nel profilo ESG.

Nei settori con classificazione di rischio alto (metallurgia, lavorazione legno, produzione di macchinari, chimica di base, plastiche e gomma, lavorazioni alimentari con rischi specifici) gli indicatori SSL hanno il peso maggiore nel rating ESG perché il gap tra performance eccellente e performance nella media è più visibile agli analisti ESG. Un'impresa metalmeccanica con un tasso di frequenza infortuni inferiore del 30% alla media INAIL del comparto ATECO 25 ha un vantaggio ESG concreto che si traduce in migliori condizioni di accesso al credito sustainability-linked.

Nei settori a rischio medio (tessile, abbigliamento, elettronica, produzione di mobili), gli indicatori ESG spostano il baricentro verso il benessere organizzativo e la formazione continua: la capacità di documentare un piano di formazione strutturato, che includa aggiornamenti quinquennali e formazione su rischi specifici della mansione, è un differenziatore rispetto ai competitor che si limitano alla formazione iniziale. Anche in questi settori, la certificazione ISO 45001 è un acceleratore della performance ESG perché fornisce un framework strutturato e verificabile da terzi.

L'articolo 2087 c.c. e il Regolamento SFDR: dalla responsabilità civile alla finanza sostenibile

L’articolo 2087 del Codice Civile italiano impone al datore di lavoro di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, in base alle particolarità del lavoro, all’esperienza e alla tecnica disponibili. Questa norma, costantemente reinterpretata dalla giurisprudenza, costituisce il fondamento civilistico dell’obbligo di sicurezza e determina la responsabilità datoriale per infortuni e malattie professionali indipendentemente dall’applicazione del D.Lgs. 81/08. Nel contesto ESG, l’art. 2087 c.c. è la baseline giuridica minima che qualsiasi analista ESG serio considera come precondizione della valutazione sociale: un’impresa esposta a contenziosi ripetuti per violazione dell’art. 2087 c.c. vede deteriorarsi il proprio profilo ESG nella componente governance per scarsa gestione del rischio legale, oltre che nella componente sociale. La conformità all’art. 2087 c.c. non è un optional: è il pavimento sotto cui nessuna strategia ESG può scendere.

Il Regolamento SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation, EU 2019/2088) ha introdotto obblighi di trasparenza per i gestori di fondi e i consulenti finanziari che distribuiscono prodotti di investimento sostenibile. Tra i Principal Adverse Impacts (PAI) che i fondi art. 8 e art. 9 SFDR devono obbligatoriamente comunicare figurano gli indicatori sociali relativi ai lavoratori: tassi di infortuni, violazioni delle norme sul lavoro e mancato rispetto delle convenzioni internazionali sui diritti umani. Questo significa che le banche e i fondi che applicano lo SFDR raccolgono attivamente informazioni sulla performance SSL delle imprese in cui investono o a cui erogano credito. Per le PMI italiane che si rivolgono a istituti di credito con prodotti ESG-linked, la capacità di fornire dati SSL verificabili — tassi di infortuni, copertura formativa, sistema di gestione SSL — determina la qualità dell’accesso ai prodotti di finanza sostenibile.

Il collegamento pratico tra SFDR e finanza aziendale si concretizza nei prestiti sustainability-linked (SLL), strumenti in cui il tasso di interesse varia in funzione del raggiungimento di KPI di sostenibilità predefiniti. Le banche italiane hanno progressivamente adottato framework interni basati su SFDR e Tassonomia UE per la valutazione del merito creditizio ESG: un’impresa manifatturiera che definisce come KPI il raggiungimento di un tasso di frequenza infortuni inferiore alla media INAIL del proprio comparto entro un orizzonte triennale, e documenta il percorso con dati auditabili, può accedere a condizioni di finanziamento più favorevoli. Il risparmio sul costo del debito, sommato alla riduzione del tasso INAIL per buona performance e ai vantaggi nelle gare pubbliche, genera un ritorno sull’investimento in sicurezza che va ben oltre il valore della sola compliance normativa.

GRI 403:2018 — Il riferimento internazionale per il reporting sulla salute e sicurezza

Il GRI 403:2018 (Occupational Health and Safety) è lo standard sviluppato dal Global Reporting Initiative per la rendicontazione sulla salute e sicurezza sul lavoro. Utilizzato da migliaia di organizzazioni in tutto il mondo, costituisce il riferimento internazionale più diffuso per la disclosure SSL ed è richiesto dai principali sistemi di rating ESG — EcoVadis, CDP, Sedex — e da molti grandi gruppi industriali nei questionari di qualifica dei fornitori. Lo standard si articola in un management approach, che descrive come l’organizzazione identifica e gestisce i rischi SSL, e in sette disclosure topic-specific che coprono la gestione del sistema, gli infortuni, le malattie professionali e i rischi psicosociali. La struttura del GRI 403:2018 è compatibile con gli indicatori richiesti dall’ESRS S1 e con gli indici INAIL, consentendo alle imprese italiane di produrre un’unica raccolta dati utile per adempimenti normativi multipli e per rispondere alle richieste dei clienti internazionali.

Le disclosure quantitative centrali del GRI 403:2018 sono tre. La GRI 403-8 richiede la percentuale di lavoratori coperti da un sistema di gestione SSL e la percentuale di quella copertura certificata da terzi. La GRI 403-9 richiede il numero di infortuni mortali e non mortali, il tasso di frequenza calcolato per milione di ore lavorate e le ore lavorate totali: esattamente le stesse metriche che le imprese italiane calcolano per gli obblighi INAIL e che gli ESRS S1 richiedono nella rendicontazione CSRD. La GRI 403-10 richiede i casi di malattia professionale documentati e i relativi tassi per milione di ore lavorate. Per un’impresa che dispone di un registro infortuni aggiornato, dei dati sulle ore lavorate e di un sistema di registrazione della formazione SSL, compilare le disclosure GRI 403-8 e 403-9 è un’operazione di riorganizzazione dei dati già disponibili, non di raccolta ex novo.

Per le PMI manifatturiere inserite in catene di fornitura internazionali, la rilevanza pratica del GRI 403:2018 è spesso più immediata rispetto agli obblighi CSRD, perché i questionari di qualifica fornitori dei grandi gruppi — automotive, farmaceutico, distribuzione organizzata — si basano esplicitamente sui framework GRI. Un’impresa in grado di compilare correttamente la sezione salute e sicurezza di un questionario EcoVadis, fornendo dati sugli infortuni, le ore di formazione SSL, le policy aziendali e le eventuali certificazioni, ottiene un punteggio più elevato che si traduce in un vantaggio competitivo concreto nella valutazione dei fornitori da parte dei committenti. L’allineamento al GRI 403:2018 è quindi sia uno strumento di compliance che un asset commerciale nelle relazioni B2B, e l’investimento per strutturare la raccolta dati SSL in modo coerente con questo standard si ammortizza rapidamente attraverso migliori opportunità commerciali.

Rating di legalità AGCM, appalti pubblici e oscillazione INAIL: il valore economico della sicurezza

Il rating di legalità è uno strumento introdotto dall’AGCM nel 2012 e aggiornato con il Regolamento n. 30226 del 2023 per riconoscere alle imprese italiane con fatturato superiore a due milioni di euro un punteggio da una a tre stellette basato su comportamenti etici e conformità nella condotta aziendale. Il punteggio base di una stelletta si ottiene, tra l’altro, dichiarando l’assenza nell’ultimo biennio di violazioni accertate della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La mancata compliance SSL — ad esempio una sospensione dell’attività disposta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs. 81/08 — comporta il mancato ottenimento o la perdita del rating di legalità. Il rating è valorizzato nelle procedure di accesso al credito bancario agevolato, nei contributi pubblici e in un numero crescente di gare della pubblica amministrazione: la compliance SSL è quindi un prerequisito per mantenere questo asset reputazionale con effetti diretti sulla competitività dell’impresa.

Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) ha esplicitamente valorizzato i criteri ESG nelle procedure di aggiudicazione. L’art. 108 prevede che le stazioni appaltanti possano includere tra i criteri di valutazione qualitativa dell’offerta elementi relativi all’organizzazione, alle qualifiche e all’esperienza del personale preposto all’esecuzione dell’appalto, nonché al rating di legalità dell’offerente. In pratica, le PMI che partecipano a gare per la fornitura di beni e servizi alla pubblica amministrazione possono ottenere un punteggio aggiuntivo nell’offerta tecnica documentando la qualità del proprio sistema di gestione SSL, la copertura formativa dei lavoratori e la certificazione ISO 45001 ove presente. Il rating di legalità AGCM — che include la conformità SSL come requisito di base — è già richiesto da alcune stazioni appaltanti come criterio preferenziale nelle procedure negoziate e negli accordi quadro.

Il meccanismo di oscillazione del tasso INAIL premia economicamente le imprese con buona performance infortunistica: per le aziende in attività da almeno due anni, l’INAIL applica una variazione del tasso medio di tariffa in base all’andamento degli infortuni del biennio precedente. Le imprese che documentano interventi di miglioramento delle condizioni di sicurezza oltre i minimi di legge possono richiedere un’ulteriore riduzione attraverso il modulo OT23. Per le PMI manifatturiere dei comparti a più alta sinistrosità — metallurgia, lavorazione del legno, produzione di macchinari, chimica — questa riduzione può rappresentare un risparmio rilevante sul costo del lavoro su base annua. Sommando il risparmio sul tasso INAIL, il miglior accesso al credito ESG-linked e il vantaggio competitivo nelle gare pubbliche introdotto dal D.Lgs. 36/2023, il valore economico complessivo di un sistema SSL strutturato e documentato supera ampiamente il costo degli investimenti in formazione, aggiornamento del DVR e certificazione.

Come integrare SSL e ESG in azienda: un percorso pratico

Il percorso di integrazione tra sicurezza sul lavoro e sostenibilità ESG non richiede di stravolgere quanto già fatto in materia di compliance: richiede di organizzarlo, misurarlo e comunicarlo in modo coerente con il linguaggio e i framework ESG. Il punto di partenza è fare una fotografia della situazione attuale: quali obblighi SSL sono già adempiuti, quali dati sono già disponibili (infortuni, ore di formazione, malattie professionali) e quale documentazione è già in formato audit-ready.

Il secondo passo è identificare i gap rispetto agli indicatori ESRS S1 e ai criteri ESG dei propri interlocutori chiave (banche finanziatrici, grandi clienti, investitori). In molti casi i gap non sono di compliance ma di documentazione e misurazione: l'azienda svolge la formazione ma non registra le ore per lavoratore; effettua la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato ma non monitora gli indicatori nel tempo; ha un sistema di gestione SSL funzionante ma non è certificato ISO 45001.

Il terzo passo è costruire un piano di miglioramento con obiettivi misurabili e scadenze definite, che includa la formazione delle figure chiave (RSPP aggiornato, preposti formati ai sensi del D.Lgs. 215/2021, RLS con ore di formazione completate), l'implementazione di un sistema di registrazione digitale degli indicatori SSL e, se strategicamente utile, il percorso verso la certificazione ISO 45001. Questo piano diventa la base della disclosure ESRS S1 e il documento che dimostra a banche, clienti e certificatori ESG che l'azienda gestisce attivamente il rischio SSL, non solo formalmente.

Sicurezza sul lavoro e rating ESG per le PMI: cosa fare subito

Per le PMI manifatturiere che si affacciano per la prima volta al tema ESG, le prime azioni concrete in materia di SSL sono quelle che producono sia valore di compliance sia valore ESG immediato. Aggiornare il DVR con la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato se non è stata effettuata di recente; completare o aggiornare la formazione di RSPP, preposti e RLS; verificare che il registro della formazione sia completo e in formato digitale consultabile; raccogliere i dati sugli infortuni degli ultimi tre anni nel formato degli indici INAIL (IF e IG): questi quattro adempimenti, realizzabili nell'arco di pochi mesi, forniscono già la base per rispondere alle prime richieste ESG di clienti e banche.

Il passo successivo è definire un indicatore di obiettivo: ad esempio, raggiungere entro due anni un tasso di frequenza infortuni inferiore del 20% alla media INAIL del proprio comparto ATECO, o portare al 100% la percentuale di lavoratori con formazione aggiornata. Avere un obiettivo misurabile trasforma la sicurezza da obbligo a strategia, e rende il report ESG un documento che racconta un percorso di miglioramento anziché una semplice fotografia statica della compliance.

Con 123Formazione puoi progettare e erogare la formazione SSL che costituisce la base del tuo percorso ESG: formazione dei lavoratori per tutti i livelli di rischio, aggiornamento RSPP, corsi per preposti e dirigenti, RLS, formazione specifica per carrellisti, addetti antincendio e primo soccorso. I corsi sono erogati in aula, videoconferenza ed e-learning con attestati validi in tutta Italia, in modalità che si adattano alla gestione operativa delle PMI manifatturiere. Possiamo aiutarti a costruire un piano formativo documentato che sia al tempo stesso in regola con il D.Lgs. 81/08 e pronto per la rendicontazione ESRS S1.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti · Vedi tutte le FAQ: FAQ RSPP e ASPP — Domande Frequenti

Riferimenti normativi

Fonti

Corsi correlati

Hai bisogno di assistenza sulla formazione della tua azienda?

Il nostro team verifica gratuitamente il piano formativo e ti propone le soluzioni più adatte al tuo settore.

Contattaci

Guide correlate